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Sindrome dell'Ovaio Policistico

Come l'alimentazione può migliorarne i sintomi

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è una sindrome endocrino-metabolica molto frequente nelle donne in età fertile. Molto spesso, obesità e sovrappeso sono associate a questa condizione patologica. Un controllo alimentare è la prima strategia per alleviare i sintomi di questa patologia. Il problema di questa sindrome è che va ben oltre le problematiche sintomatologiche, ma spesso è causa di problemi di fertilità e problemi metabolici

Secondo le più recenti indicazioni si può fare diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico unicamente quando sussistono almeno 2 dei seguenti 3 sintomi:

  • Presenza di cisti o microcisti, diagnosticabili tramite ecografia;
  • Irregolarità ovulatorie e mestruali (cicli anovulari, oligomenorrea, amenorrea);
  • Segni clinici di iperandrogenismo.

 

GLI ORMONI COINVOLTI

L’assetto ormonale maggiormente coinvolto è quello dell'asse ipotalamo-ipofisi. Il ciclo ovulatorio e mestruale è soggetto a precisi equilibri neuro-endocrini che hanno il loro controllore principale nell’ipotalamo. L’ipotalamo stimola l’ipofisi a produrre due ormoni chiamati FSH e LH che a loro volta stimolano i follicoli ovarici a produrre i cosiddetti ormoni sessuali: estrogeni e progesterone. Sono proprio questi ormoni il vero fulcro di questa sindrome.
Le donne affette da sindrome PCOS tendono ad avere una forte prevalenza degli estrogeni sul progesterone. L’aumento di estrogeni circolanti e soprattutto la mancata compensazione nella produzione del progesterone portano con sé diverse conseguenze:

  • Alopecia
  • Stempiatura
  • Aumento di massa muscolare (motivo per il quale il più delle donne che soffrono di questa sindrome spesso si definiscono eccessivamente massicce nonostante la percentuale di grasso non sia superiore alla norma)
  • Ansia, nervosismo ed attacchi di panico
  • Infertilità
  • Problematiche metaboliche.

Le donne con questa sindrome sono facilmente identificabili grazie ad una distribuzione del grasso molto particolare. La donna fertile in equilibrio endocrino solitamente ha la tipica conformazione ginoide (o “a pera”), caratterizzata da accumulo di adipe su fianchi e cosce. Le donne con PCOS invece tendono ad accumulare grasso con una conformazione androide, quindi più similmente a quanto avviene nell’uomo, da cui ne deriva un accumulo di adipe nel busto ed in particolare a livello addominale. Questa conformazione è la conseguenza di un assetto metabolico alterato con una tipica iperinsulinemia. L’iperinsulinemia porta ad una malagestione dei carboidrati e spesso ne deriva insulino-resistenza. In questo caso le cellule non sono più sensibili allo stimolo dato dall’insulina e, di conseguenza, pur essendoci zuccheri nel sangue, è come se le nostre cellule non se ne accorgessero. Aumentando gli zuccheri nel sangue, il nostro corpo secernerà sempre più insulina cercando di risolvere questa situazione ma le nostre cellule non sono più così responsive. L’insulina è l’ormone anabolico per eccellenza; tanta insulina nel corpo significa stimolare la lipogenesi, ossia la sintesi di acidi grassi e non a scopo energetico ma bensì di riserva (accumulo di adipe). 
In realtà la situazione è molto più complicata di quanto appena descritto. L’iperinsulinemia non ha come unica conseguenza l’aumento del grasso. A livello ormonale, l’iperinsulinemia stimola anche una risposta ovarica anormale che col passare del tempo porta alla genesi dei sopracitati problemi ormonali.

 

ESISTE UNA CURA?

La pillola anticoncezionale va unicamente a sopperire alle carenze endogenamente presenti ma in alcun modo va all’origine del problema. Questo non significa che la pillola non vada presa ma che come tale non è sufficiente e soprattutto non è risolutiva.
Allenamento e alimentazione possono aiutare a ristabilire un equilibrio endocrino in donne con la sindrome del’ovaio policistico. La strategia nutrizionale, che maggiormente si è rilevato efficace, è una dieta a basso indice glicemico (IG = velocità con cui gli zuccheri di un alimento si riversano nel sangue) e soprattutto a basso carico glicemico (rapporto tra IG e quantità di alimento assunto e le combinazioni con altri alimenti, in particolare proteici e lipidici). Non è detto che una diaeta di questo tipo debba essere per forza ipocalorica. Infatti, vi sono donne che necessitano dell’approccio dietetico unicamente a fine terapeutico in quanto non necessitano di dimagrire. Nelle donne in cui invece la sindrome si accosta ad una situazione di sovrappeso o obesità, la limitazione calorica diviene necessaria.
Finora abbiamo parlato unicamente di zuccheri, ma anche alcuni tipi di proteine possono avere effetti sul bilancio insulinico. In particolare, le proteine presenti nei latticini, dette proteine del siero del latte, possono portare un considerevole stimolo insulinogenico. Questo fa capire come sarà da preferire un'alimentazione con carboidrati a basso IG combinati ad alimenti proteici e lipidici, e limitata nel consumo di latticini.

Altro fattore da considerare è il timing dei pasti può apportare enormi benefici all’assetto ormonale di queste donne. Recenti studi hanno evidenziato come la glicemia e l’insulinemia a digiuno di donne affette da PCOS fossero significativamente inferiori in donne abituate a fare colazioni e pranzi più ricchi ed una cena meno abbondante, rispetto a donne che facevano colazioni esigue e pranzi e cene più ricche. Inoltre, i miglioramenti sono stati osservati anche dal punto di vista ormonale, con una netta diminuzione degli androgeni e l’aumento nell’espressione di recettori per gli ormoni sessuali.

 

COME CAMBIARE LA PROPRIA ALIMENTAZIONE?

Per modificare la vostra alimentazione in caso di sindrome dell’ovaio policistico docrete iniziare con cambiamenti graduali. La colazione è importantissima e all'interno di questo pasto bisogna aumentare l’apporto di grassi e proteine: dite addio ai biscotti ed alle fette biscottate nella vostra alimentazione e sperimentate combinazioni nuove con frutta secca, creme di frutta secca, pancake, avocado e, perché no, qualche colazione salata.
Il pranzo che sia abbondante, ma attenzione alle combinazioni. Date il benvenuto ai cibi integrali ed ai piatti unici con buone fonti proteiche abbinate a grassi buoni ed a piccole porzioni di cereali integrali.
La cena dev’essere leggera e costituita da minestre, secondi con verdura e sempre grassi buoni provenienti prevalentemente da olio extravergine di oliva, olive, avocado, semi vari.

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La mia alimentazione sregolata mi ha portato ad un aumento di peso davvero eccessivo. Grazie alla consulenza del dott. Bergomi ho imparato a gestire i miei pasti, soprattutto nei giorni in cui ho necessità di mangiare sul posto di lavoro. Sono tornata al mio peso forma senza rinunciare del tutto ai miei “peccati di gola”.
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Quando sono andato in studio dal dott. Bergomi ero in sovrappeso e avevo smesso di praticare lo sport che amo: il running. Mi ha fatto capire quanto l’alimentazione sia importante per mantenersi in salute ed è riuscito a motivarmi per riprendere l’attività fisica. Mi ha prescritto un piano nutrizionale, tenendo conto anche dei miei gusti e delle mie esigenze; i miglioramenti sono stati evidenti sin dall’inizio del percorso. Ho ripreso a correre e ho recuperato il mio peso forma.
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Mi sono affidata a Williams in quanto mi è stata diagnosticata un’intolleranza al glutine. Ho dovuto cambiare molti elementi della mia alimentazione quotidiana, ma grazie al suo aiuto è stato più semplice e “gustoso” del previsto. Assolutamente consigliato.
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Dante D.

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